Scritto da Piero Zucaro
“Aspettando Cyrene…” – un’idea, un progetto, un PAAB
a cura di Mauro Di Marco
Sintesi del progetto
L’idea
Il Parco Archeologico Agricolo Botanico (PAAB) si pone la finalità di salvaguardare e valorizzare non solo i beni artistici e naturali presenti, ma più complessivamente le Risorse Locali; si svilupperà su una direttrice che parte dai Ruderi di Cirella Vecchia e dal Convento dei Minimi, passa per il Cimitero e giunge, attraverso l’Istituto Agrario ed il Palestrone, fin giù alla Scogliera.
Un PAB di nome “Cyrene”. Come la mitica ninfa figlia di Ipseo, re dei Lapiti, che aveva combattuto e vinto i Centauri, noti distruttori di territorio e violentatori di donne del suo regno.
Cyrene, rapita da Apollo, viene da questi portata sulle coste libiche, l’attuale Cirenaica, dove genera Aristeo che, figlio di un dio e di una ninfa, non può che diventare un eroe e, pure lui, un dio: il dio della fecondità, dell’agricoltura e della pastorizia.
Ė da tali radici mitiche che sembra derivino molti toponimi locali. (Cirella? Arieste?)
Aristeo impara dalla madre Cyrene i segreti della caccia e dalle altre Ninfe l’uso del caglio nel latte, come costruire alveari, come innestare l’oleastro; siccome è un dio, trasmette questi usi agli uomini, che da primitivi cacciatori e pastori nomadi, diventano agricoltori con stabile dimora nei campi.
Ė in tali tradizioni che si fonda la bellezza del paesaggio locale ma anche la sua RICCHEZZA.
Perché queste zone, fin dall’antichità, erano conosciute per l’abbondanza dei prodotti agricoli, tanto che il raccolto, come ci racconta Erodoto, si protraeva per tre stagioni. Tre stagioni e non una soltanto, come l’attuale effimera stagione estiva. Uliveti, vigneti, frutteti, boschi.
Vuoi per ignoranza, vuoi per miopia, anche i Centauri dell’oggi potrebbero distruggere questa ricchezza. Potrebbero portarla via, ma non come Apollo che rapì la ninfa Cyrene per rendere evolute nuove comunità, per promuovere nuove fertili contrade. Potrebbero portarla via per continuare a sventrare con le loro ruspe le fertili campagne, per piantarvi boschi di cemento che consumano ed impoveriscono irrimediabilmente il territorio. Potrebbero continuare ad inquinare un bene comune indispensabile come l’acqua che beviamo o quella di questo meraviglioso mare, che ci farebbe vivere più a lungo e meglio di altri, se ne fosse tutelato l’equilibrio biologico!
Gli obiettivi del progetto
Un FORUM sul PAB, aperto e partecipato: una dinamica concertativa, questa, fra cittadini e professionisti esperti del settore, mondo del Lavoro, Istituzioni e Associazioni locali, istituzioni ambientaliste come Italia Nostra, il WWF, il Forum Ambientalista e Lega Ambiente, ed infine l’UNESCO tramite le istituzioni regionali. Ci sarà, da parte dei responsabili regionali di alcune importanti istituzioni citate prima, la disponibilità a collaborare all’estensione del Progetto “Aspettando Cyrene…”?
Il suo intimo obiettivo è rappresentato dalla ricollocazione del bene agricolo, archeologico e paesaggistico nel panorama globale al fine di attrezzare e valorizzare quella che viene definita l’altra risorsa, affinchè diventi più conveniente rispetto al consumo ed al depauperamento del territorio. Due le fasi della programmazione:
1. Fase semestrale immateriale:
il FORUM individua le Linee Guida delle funzioni del PAB in concerto con le associazioni, le istituzioni ed i cittadini; in questa fase viene caratterizzata l’espressione dell’altra risorsa.
2. Fase semestrale materiale:
progetto di effettivo lavoro nel PAB, rendendo visibili le funzioni e la gestione, compresi i rientri tariffari; questa fase dimostra concretamente che l’altra risorsa esiste.
Il ruolo dell’Istituto Agrario
Tra la collina e il mare, con le testimonianze del passato rappresentate:
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dalle sepolture presumibilmente preistoriche non ancora portate alla luce,
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dai templi nascosti dalla vegetazione,
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dai ruderi romani e medioevali,
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dal più recente storico cimitero, memoria delle comunità succedutesi sul territorio,
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dall’ambiente floro-faunistico ancora quasi intatto di una parte della collina,
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dai ricordi storici medioevali del più recente insediamento abitativo sul mare,
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dalla Villa Romana sulla scogliera ancora viva, in quel che ne rimane,
si colloca l’Istituto Agrario, che rappresenta un futuro che ha sapore di antico.
E il PAB diventa anche Agricolo
Il ruolo dell’Istituto, cronologicamente ultimo attore del PAB, è quello di rendere possibile un futuro economico, con lo studio delle vocazioni naturali del territorio, volto a far da contrappeso al rischio di consumo del territorio.
Ė certamente indubbio che, attualmente, sia preponderante dal punto di vista economico la recente vocazione turistica del territorio. Questa vocazione, però, va ancorata a un retroterra da rivitalizzare, in una visione integrata dell’economia, nella quale è vitale il ruolo dell’Istituto.
Ė infatti impensabile ormai perpetuare lo squilibrio tra consumo (di prodotti, beni e territorio) e produzione locale. Tale squilibrio, tipico di un’economia coloniale, porta al depauperamento delle risorse locali e quindi all’impossibilità futura della vita stessa delle generazioni a venire su questo territorio.
L’Istituto agrario dovrà, in questa prospettiva, essere centro motore di una sperimentazione audace, che sa di antico: dovrà sperimentare, nel rispetto dell’uso non distruttivo del terreno agricolo, come e cosa coltivare per programmare, una nuova e sana economia produttiva:
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della montagna
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legno,
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frutti di bosco,
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loro trasformazione in loco,
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della collina
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prodotti locali rispettosi della struttura pedoclimatica del territorio,
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nuovi e più rispettosi metodi di coltivazione di prodotti di qualità autocertificati,
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trasformazione degli stessi in loco,
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della scarsa pianura ancora libera.
L’Istituto dovrà, inoltre, tornare ad assumere la funzione di controllo delle produzioni locali e della qualità degli alimenti immessi sul mercato; solo così sarà possibile garantire ai cittadini, abitanti del luogo e turisti, la qualità del cibo, ad esempio attraverso l’uso di marchi locali (pensiamo alle De.Co., le Denominazioni Comunali, o di Comprensorio) altrove sperimentati con successo.
Accorciare la catena produzione-consumo alimentare è l’imperativo ecologico del prossimo ventennio: attraverso la nuova/vecchia “vicinanza” tra produttori e consumatori, sarà possibile un rapporto più sano con il cibo e con la terra che lo produce. Solo così si salvaguarderanno le ormai scarse risorse che un passato recente di consumo e di devastazione ci ha lasciato come eredità.
Al Collegio dei Docenti
l’adesione di massima al progetto in modo da partire, a Settembre, con la programmazione dell’itinerario che ci porterà alla sua definizione operativa con gli Organismi Ministeriali preposti.
Successivamente, con le opportune azioni verso le Istituzioni Locali (Provincia, Comune), e la partecipazione attiva dei cittadini e delle organizzazioni proponenti, si avvierà la seconda fase che vedrà la realizzazione concreta del PAB dalla sua definizione sul territorio, alla sua gestione, alla collaborazione fattiva con le realtà produttive locali.
Le risorse da dedicare sono note ed esistenti. La Calabria si avvia in ritardo a programmare la destinazione dei Fondi Europei. L’obbiettivo è quello di privilegiare non più e non solo le infrastrutture, ma direttamente il territorio e la sua salvaguardia, le attività produttive primarie e la loro trasformazione in loco.
Già il 9% dei fondi sono destinati a tale scopo e molti degli altri possono essere dirottati allo scopo prefissato dal progetto.
Ma si pensi anche che, al di là del PAB, occorre favorire la trasformazione dell’attuale agricoltura di sussistenza delle nostre colline in un’agricoltura di qualità al servizio del settore terziario fin qui trainante.
Questa scelta che porremo alle Istituzioni locali può ribaltare le sorti dell’indirizzo di studi dell’Istituto Agrario, nuovo e, nel contempo, antico protagonista dell’economia locale, per una nuova accumulazione di ricchezza reale.
Ė l’agricoltura che riempie contemporaneamente pance e tasche, non dimentichiamolo.
L’autonomia alimentare è vitale per ogni territorio.
Continuare a consumare prevalentemente prodotti allogeni è alla lunga suicida.